Descrizione
“Carver […] ha saputo come pochi raccontare questo impegno verso l’umanizzarsi dell’umano […] Lo ha fatto mettendo in scena persone […] di bassa estrazione sociale o comunque in difficoltà, spesso dominate/i da alcolismo, solitudine, debiti, relazioni invischianti, episodi di vita devastanti e che sembrano destinate a sprofondare, […] ma che sono capaci di restituirci in modo poetico il senso dello stare al Mondo, del nostro essere nel Mondo e di abitarlo.
Come sanno coloro che conoscono Carver, si tratta di storie che lo scrittore conosce molto bene, perché le ha vissute in prima persona.
E proprio per questo sorprende che nelle sue narrazioni non ci sia mai nessun intento consolatorio o di riscatto, così come – ma questo è l’elemento più macroscopico – siano del tutto assenti atteggiamenti tendenti al giudizio o moraleggianti.
E questi aspetti non ci sono nelle sue narrazioni perché Carver ha offerto una propria visione di approdo dell’umano e all’umano abitando una dimensione fondamentale che attraversa la sua vita e la sua opera.
Parliamo della tenerezza […] che non ha nulla a che vedere con debolezza o con visioni ireniche della vita.
È un paradigma di convivenza e, aggiungiamo, anche un’attitudine politica […].
E non è un caso che Federica Franceschelli ponga in evidenza la questione della tenerezza nelle prime pagine del suo lavoro, introducendo le ragioni del perché abbia voluto accostare la dimensione letteraria di Carver a quella pedagogica.”
Dalla prefazione di Fabio Bocci
