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La cultura dell’iniziativa su Pandora Rivista

“Polito si inserisce così all’interno dell’ampio dibattito nazionale intorno al ripensamento strutturale dell’Italia ─ impostosi con la pandemia ─ per tematizzare un civismo culturale capace «di produrre umanità, una nuova etica, di cui dovremo tutti un giorno ricordarci» (p. 21). “La cultura dell’iniziativa” pubblicato da Aras Edizioni ha catturato l’attenzione di Pandora Rivista.

“Il testo si segnala per una amplissima bibliografia che raccoglie molti dei contributi scritti durante il periodo febbraio-giugno 2019, in piena crisi pandemica. Uno strumento utile per avere una buona visione d’insieme della cronaca del periodo.”

Leggi tutta la recensione Jaka Makuc a La cultura dell’iniziativa su Pandora Rivista qui.

La cultura dell'iniziativa su Pandora Rivista ARAS EDIZIONI

Leggi di seguito un estratto dell’intervista!!

La cultura dell’iniziativa raccoglie e riordina riflessioni che l’autore Pietro Polito (Direttore del Centro Studi Piero Gobetti di Torino)

aveva pubblicato o semplicemente appuntato durante i primi, complessi mesi dell’emergenza sanitaria in Italia.

Una sorta di diario culturale

In questo senso, il testo viene inteso come «una sorta di diario culturale» (p. 9), in cui articoli di giornale, saggistica e letteratura diventano strumenti di analisi per comprendere il significato della “cultura” in Italia[1]. La cronaca in tempo di crisi è allora opportunità per chiedersi: “Quale cultura?”.

Una «critica liberale della cultura»

Il metodo impiegato da Polito è quello di una «critica liberale della cultura» (p. 15), erede della lezione feconda e talvolta problematica di Piero Gobetti e Norberto Bobbio, ai quali in più occasioni l’autore esprime gratitudine umana oltre che intellettuale.

La cultura non rappresenta un accessorio sociale

La tesi generale avanzata da questo genere di critica consiste nella convinzione intima che la cultura non rappresenti un accessorio sociale autosufficiente e di per sé distante dalle più fondamentali espressioni della vita del Paese (politica, economia, sanità ecc.), ma al contrario debba costituirne la struttura profonda e, al contempo, quotidiana. Polito si inserisce così all’interno dell’ampio dibattito nazionale intorno al ripensamento strutturale dell’Italia – impostosi con la pandemia – per tematizzare un civismo culturale capace «di produrre umanità, una nuova etica, di cui dovremo tutti un giorno ricordarci» (p. 21). (…)

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