‘Vita intellettuale e affettiva di Benedetto Croce’ su Libero

Vita intellettuale e affettiva di Benedetto Croce di Giancristiano Desiderio su Libero recensito da Corrado Ocone.

Il filosofo che elevò l’arte a forma di conoscenza

Un libro ripropone l’analisi del pensatore abruzzese sull’estetica considerata fondamento anche della logica e della morale

  • Libero, 1 Jun 2022, Corrado Ocone
Benedetto Croce, nato a Pescasseroli (L’Aquila) nel 1866, morì a Napoli nel 1952 (Getty)

Il prossimo 20 novembre saranno giusto settant’anni dalla morte di Benedetto Croce che, operoso fino agli ultimi giorni, si spense ultraottantenne nella città in cui, lui abruzzese di Pescasseroli, era vissuto per la più parte della sua vita. Già si preannunciano per l’occasione molti convegni e pubblicazioni a lui dedicate, agevolate anche dalla liberalizzazione dei diritti d’autore che conseguiranno all’anniversario. Giancristiano Desiderio, che al filosofo napoletano dedica da anni un rilevante lavoro di approfondimento e divulgazione, esce già in questi giorni con la terza parte della sua Vita intellettuale e affettiva di Benedetto Croce ( Ares, pagine 231, euro 19). La particolarità di questo volume è di essere dedicato interamente all’estetica e alla critica letteraria, un aspetto del pensiero crociano un po’ messo in disparte ultimamente. Eppure, l’Estetica come scienza dell’espressione e linguistica generale, anticipata in alcune tesi del 1900 e pubblicata due anni dopo, fu un’opera che, per la sua originalità e per il suo rigore, proiettò rapidamente il filosofo napoletano ai vertici della cultura europea, subito tradotta e commentata nelle principali lingue del mondo (comprese la giapponese e la cinese).

ALTRO CHE PROVINCIALE

A certificare la sua notorietà arrivò, nel 1927, l’Enciclopedia Britannica, che assegnò a Croce proprio la voce Estetica, aggiornata negli ultimi anni non senza imbarazzo da Roger Scruton, che non cita a più riprese il suo predecessore alla cui opera non lesina apprezzamenti. Nessuna opera come l’Estetica dimostra che quell’immagine di

Croce come filosofo “provinciale” e “retrivo”, avvalorata dalla vulgata marxista del secondo dopoguerra, sia completamente falsa. Da una parte, in effetti, Croce era pienamente inserito nel circuito della cultura europea che contava, faceva cioè parte di quell’ideale “repubblica delle lettere” che ai suoi tempi ancora non era stata sostituita dai filosofi specialisti e autoreferenziali che oggi dominano il campo; dall’altra, partecipò, con modalità sue e tutte riconducibili alla tradizione filosofica italiana (soprattutto quella di Machiavelli e Vico), a quel generale processo di dissolvimento delle categorie epistemiche che ha segnato la cultura seguente al positivismo.

Impressionante è la somiglianza,

ampiamente mostrata da Desiderio, fra l’evoluzione del pensiero e quella di autori, pure da lui lontani, come Husserl, Heidegger o persino Wittgenstein. Desiderio, in un linguaggio fluido e pulito, senza nessuna astratta idea di completezza o esaustività, ci accompagna quasi per mano attraverso le giunture del pensiero estetico e della (spesso controversa), critica letteraria crociana: con riferimenti agli autori del suo pantheon, prima di tutto Shakespeare e Goethe, e con certe sue idiosincrasie, ad esempio quelle per Pascoli e quello che lo portarono a non capire Proust). Condendo il tutto di aneddoti e fatti di vita morale crociana solo apparentemente “minori” ma in realtà significativi ed esemplificativi della sua generale concezione del mondo e della vita. La passione per la verità e la libertà, come l’autore sottolinea a più riprese, erano per lui una cosa sola.

L’elemento che dal libro viene fuori molto chiaramente è la derivazione logica di tutto il “sistema” crociano, anche per la parte concernente la logica e la morale, dall’estetica. Il momento estetico è infatti qualcosa che non pertiene all’artista in quanto ta

le, ma è proprio di ogni uomo in quanto essere senziente, cioè nella fattispecie capace di intuire ed esprimere. Se così non fosse non saremmo nemmeno in grado di riconoscere o apprezzare le opere artistiche. L’arte è quindi una forma di conoscenza, anche se diversa da quella logica che si basa su concetti: essa si basa invece sulla capacità di afferrare il particolare. In essa il sentimento ha una parte importante ma non esclusiva, prendendo forma appunto in una determinata intuizione. Ciò significa, ed è questo forse l’elemento che più ha destato l’opposizione dei marxisti, che essa né “rispecchia la società”, né trasmette un particolare messaggio. L’arte è del tutto autonoma ed è la prima forma, la più spontanea, della libertà e creatività umana. Quando essa si asservisce a un fine estrinseco, o politico, perde in spontaneità e non è quindi più arte: l’arte non copia, non riproduce, non rifà il gia fatto – scrive l’autore ma mette al mondo sempre qualcosa di nuovo.

La messa in scacco di ogni schematismo e determinismo, che sarà la cifra del liberalismo crociano, c’è già tutta. Desiderio spiega questi passaggi con semplicità e incisività, mentre un utile saggio bibliografico finale aiuta ad orientare il lettore in una bibliografia crociana sempre più vasta.

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