Descrizione
È opinione comune che l’extrema ratio qualifichi l’impianto garantistico di un moderno diritto penale liberale. Il riconoscimento di cui il principio gode anche a livello costituzionale, non è però motivo sufficiente per nascondere l’insoddisfazione manifestata dagli interpreti all’atto di verificarne il concreto impatto sulle dinamiche della legislazione penale. Tale discrasia sembra essere frutto di una teoria non esaustiva e di una prassi rinunciataria, che ha programmaticamente emarginato il riferimento alle conseguenze nella discussione sui criteri di legittimazione del sistema penale.
I saggi che compongono questo volume, anche attraverso la discussione di alcuni ‘casi studio’, intendono mettere a fuoco il rilievo dell’empiria e di un congruo metodo di analisi della stessa quale primo passo per superare questo stato di cose: ferma restando la necessità di mantenere intatto il valore normativo proprio della ‘legalità’ del principio in parola. Solo attraverso un’effettiva sinergia tra fatto e norma, il canone dell’extrema ratio può infatti essere messo in grado di esercitare appieno la sua insostituibile funzione di garanzia e, quindi, di critica all’irrazionalità delle componenti autoritative arbitrariamente immesse nell’ordinamento in nome dell’ordine sociale.
