Descrizione
Il cervello dell’uomo è l’oggetto che ci appare come il più meraviglioso esistente in natura, perché senza quest’oggetto neppure la natura esisterebbe poiché l’oggetto “cervello” riflette l’oggetto “natura”. Un oggetto nel mondo che è contemporaneamente il mondo. Oggi ne sappiamo immensamente di più anche solo di pochi anni fa, e sono in molti a pensare che grazie alle neuroscienze si sia ormai prossimi a trovare la chiave che apre l’ultima porta.
È un bel sogno, che può portare lontano. Ma è bene non lasciarsene travolgere: molti dei neurobiologi ritengono che vi sia uno iato incolmabile. Il grande neuropsichiatra Kety affermava: anche se si accetta una visione riduzionista che le informazioni che il substrato biologico elabora non siano altro che modificazioni chimico-fisiche delle reti nervose la loro descrizione non assicura che si arrivi a comprendere la genesi di un ricordo o di un sentimento.
Un’antica immagine cabalistica fu molto cara a Kafka: c’è un immenso, magnifico palazzo, con migliaia di porte chiuse e migliaia di chiavi per quelle porte. Ci sono tante porte quante chiavi: ogni porta dunque potrebbe essere aperta. Ma tutte le chiavi sono state mischiate, e nessuna apre la porta cui è appesa … Il cervello è altrettanto immenso di quel palazzo, certamente. E ha tante porte, e molte sono state effettivamente aperte e molte altre sicuramente lo saranno in futuro.
Ma non c’è un’ultima porta come non c’è una chiave universale. C’è sempre un’eccedenza, e se vogliamo un mistero. Non perché lo studio del cervello ci conduca necessariamente di fronte a una soglia metafisica, ma perché ci conduce esattamente a noi, a tutta l’irriducibile complessità del nostro essere e del nostro esperire. Di questo parla il presente volume, necessariamente con molte voci, nel tentativo di cercare finalmente un punto d’incontro tra le “due culture”.

Luigi Francesco Agnati è stato per 40 anni titolare dell’insegnamento di Filosofia Umana, dal 1982 presso la Facoltà di Medicina dell’Università di Modena. Dal 1993 è Adjunct Professor presso il Dipartimento di Neuroscienze del Karolinska Institutet di Stoccolma, che gli ha assegnato la Laurea Homoris Causa in Medicina. Ha pubblicato 8 libri e 524 articoli scientifici.
Luigi Alfieri è professore ordinario nella Facoltà di Sociologia dell’Università di Urbino. Tra le sue pubblicazioni più recenti: La stanchezza di Marte. Variazioni sul tema della guerra, Morlacchi, Perugia 2008; La spada e il pastorale. L’unità del potere sovrano nella teologia politica di Hobbes, in La filosofia politica di Hobbes, Franco Angeli, Milano 2009; ha curato con A. De Simone il vol. Leggere Canetti. “Massa e potere” cinquant’anni dopo, Morlacchi, Perugia 2011.