IL LIBRO
La pubblicità è accusata sovente di proporre un’immagine femminile superata, legata a modelli e a stereotipi in cui le donne si riconoscono a fatica e con sempre maggiore insofferenza. Ma è sempre stato così? In che substrato affondano le radici del modo attuale di rappresentare la donna nell’advertising? Partendo dalle origini della pubblicità moderna – dal manifesto ottocentesco con le dame dell’alta borghesia – passando per gli annunci stampa dei primi anni del Novecento con una figura femminile più concreta, arrivando ai larghi sorrisi delle casalinghe anni Cinquanta, all’ottimismo di Carosello, passando per la donna oggetto degli anni Settanta e dall’edonismo degli anni Ottanta, la riflessione arriva fino ala pubblicità sessista dei nostri giorni. L’interrogativo di partenza è se lo stereotipo sia funzionale al meccanismo di persuasione della comunicazione pubblicitaria. La domanda con cui si chiude il volume rimane sospesa: la pubblicità e il sistema mediatico sono pronti a guardare da una prospettiva diversa il mondo femminile?

Paola Costanza Papakristo, sociologa, si occupa dalla fine degli anni Novanta di comunicazione pubblicitaria. Insegna Teoria e Tecnica della Comunicazione Pubblicitaria presso l’Università degli Studi di Macerata e Storia della Comunicazione, iconologia e iconografia presso il Centro Sperimentale di Design Poliarte di Ancona. Ha pubblicato: con Daniele Pittèri Archeologie della pubblicità (Liguori, 2003) e Comunicare l’università (Eum, 2010).