Cultura Futura. Saggi (2003-2020)

30.00 

Sergio Guerra
a cura di Alessandra Calanchi e Ya-Fang Chang
anno 2021
#8 Rewind
490 pp.
ISBN 97891280074058

 

Compara
CONDIVIDI SU:

Descrizione

Pur senza pretesa di esaustività, questo volume raccoglie gran parte della produzione saggistica di Sergio Guerra (1955-2020), studioso di teoria postcoloniale e studi culturali, vera icona della docenza pop nel senso migliore e più profondo del termine in un arco temporale che copre i primi vent’anni del nuovo millennio. Il volume va ad aggiungersi ai due libri pubblicati da Aras Edizioni, Figli della diaspora. Romanzo e multiculturalità nella Gran Bretagna contemporanea (2014) e Il potere della cultura: origini, evoluzione e diffusione dei (British) cultural studies (2017), completando la trilogia ideale che Guerra stava scrivendo e che testimonia la persistenza di una vitalità accademica, culturale e musicale fuori dagli schemi.
Pop, appunto.
Da Mike Leigh a Timothy Mo, da Sherlock Holmes a Blair, da Hari Kunzru a Meera Syal, fino alla Brexit, nei saggi che formano questo volume lo sguardo lucido di Guerra indaga e problematizza personaggi, movimenti e tendenze del nostro tempo, restituendoci una realtà poliedrica e polifonica che non cede mai alla tentazione dello stereotipo e del pregiudizio, e che ci interroga ferocemente sul fragile castello di carte costruito dalla “civiltà” occidentale.


Credo che il suo sguardo fosse altrove, fuori dalla strada e dal quartiere, fuori dal suo piccolo mondo, e forse fuori da questo pianeta martoriato dalle differenze sociali, dalle ingiustizie, dalla crisi ecologica e dalla pandemia di cui sarebbe caduto vittima; sognando un cambiamento, magari una rivoluzione, o forse solo un miglioramento dell’uomo… Alessandra Calanchi

L'AUTORE

Sergio Guerra (1955-2020) ci ha lasciati il 30 marzo di un anno che ricorderemo come quello in cui la pandemia ha fatto il suo ingresso nelle nostre vite. Studioso di cultura e letteratura inglese, ha tenuto corsi sin dall’a.a. 1997-98 presso la Scuola di Lingue dell’Università degli Studi di Urbino e per alcuni anni nella sede di Pesaro Studi; è stato inoltre docente all’Istituto per la Formazione al Giornalismo, nella Summer School in Studi Culturali britannici e americani, coordinatore del Corso estivo per stranieri di lingua e cultura italiana e membro della Commissione Erasmus. Dopo la sua prima prova come autore, Introduzione agli Studi Culturali britannici (Parnaso 2002), il lavoro dedicato negli anni alla letteratura diasporica in lingua inglese è confluito in Figli della diaspora: romanzo e multiculturalità nella Gran Bretagna contemporanea (1950- 2014) (Aras 2014), e poi nel più recente Il potere della cultura. Origini, evoluzione e di usione dei (British) Cultural Studies (Aras 2017).

CURATRICI

Alessandra Calanchi è docente di Lingue e Letterature Angloamericane presso l’Università degli Studi di Urbino e Direttore della Summer School in Studi Culturali britannici e americani. Per la casa editrice Aras ha pubblicato Marziani a stelle e strisce. A 50 anni (1969- 2019) dai primi passi sulla Luna (2019), Urbino Press Award. Dodici anni di giornalismo americano (2006- 2017) (2019, con Maria Messina), ed è co-curatrice delle collane Rewind, Urbinoir Studi e Stile Rana.

Ya-fang Chang è esperta linguistica di Lingua Cinese presso l’Università degli Studi di Urbino e do- cente della Summer School in Studi Culturali britannici e americani. Svolge attività di traduttrice e di interprete. Ha relazionato in numerosi convegni e collaborato con Il Manifesto e Internazionale. È stata lessicografa del Dizionario Universale Cinese (Langenscheidt – Mondadori 2008). Ha tradotto numerosi testi fra cui un Manuale del Sommelier e la Guida degli Uffizi, e sta attualmente completando un libro di testo di lingua cinese.

9 recensioni per Cultura Futura. Saggi (2003-2020)

  1. Aras Edizioni

    Qui di seguito sono elencati alcuni commenti degli studenti dell’Università di Urbino a seguito della presentazione di Cultura futura di Sergio Guerra del 25 marzo 2021 e in sua memoria.

  2. Enrico Rugini

    Cosa si fa quando muore un amico? Non ne ho idea. Al solo pensarci, mi si offusca la vista per le lacrime. Immaginarmi un vuoto sordo dove ho sempre visto la pienezza della mia vita, mi annienta. La sua assenza significherebbe l’assenza di un io che vedo riflesso in lui, che può esistere solo nella proposizione “io e lui”. Mi spaventa questo difetto di fabbrica che abbiamo noi umani di considerare ciò che amiamo infinito, a prescindere dalla realtà dei fatti. Non importano l’età o addirittura l’anno, coloro che amiamo li riteniamo sempre capaci di raggiungere il successivo, e quello dopo, e quello dopo ancora. Quel tempo così “scontato”, originariamente valeva milioni, ma purtroppo ce ne accorgiamo solo poi, dal prezzo barrato sullo scontrino.
    So che ai funerali, i bambini piangono, forse perché ancora non sanno esprimersi benissimo. Anche gli adulti piangono, ma loro sanno parlare. Cominciano così a lanciare frasi fatte per smorzare il silenzio o ignorare quello che vorrebbero urlare, chiedono che tempo fa, parlano di cose quotidiane del presente che li facciano rimare allacciati al mondo dei vivi. Poi però iniziano a ricordare e iniziano quindi a trasmettere un passato che è diventato conoscenza, significati da ravvivare. Questo è ciò a cui ho assistito oggi, un’eredità importante da lasciare, difficile da trascrivere sulle pagine di un testamento patrimoniale.
    Dal racconto delle professoresse, credo di aver capito chi fosse Sergio Guerra. Un uomo senza confini imposti allo spirito. Un “etnofilo” che vedeva nel diverso da sé non solo un motivo di accrescimento conoscitivo, ma un vero e proprio nuovo sé. Assimilare nuove lingue e culture non è acquisire conoscenze da antropologo, è avere in dono una nuova vita. E’ la felicità e la sofferenza quando chi parla quella lingua ride o piange. E’ l’esperienza del bilingue, ma a livello Torre di Babele, come se parlasse tutte le lingue del mondo, dove tutto è “affar suo”, per cui la conoscenza è ampia, l’empatia infinita e l’amore solo una matematica conseguenza.
    Nel riflettere sulle parole delle docenti, immaginavo di ripeterle in mezzo alla piazza del mio paesino. Mi darebbero del pazzo, dell’antipatriottico o direttamente del traditore. Mi parlerebbero delle mie radici come se definissero tutto ciò che accadrà alla “chioma”. Mi parlerebbero del libero arbitrio come un’invenzione di qualche buonista radical chic dalla sua poltrona di conoscenze “inutili” nel mondo pratico. Mi racconterebbe un diverso strano, lontano e ostile, dove io vedo solo un uomo. Pertanto al termine di tutto questo ragionare, cosa si fa quando muore un amico? Quello che hanno fatto le professoresse: trasmettere empatia. Ciò che ci insegna Sergio Guerra con la sua vita è quindi che il racconto di Babele è semplicemente una farsa, poiché il linguaggio della comprensione umana è uno, anche se declinato, basta solo cominciare a parlarlo.

  3. Sofia Rotoloni

    “Credo che il suo sguardo fosse altrove, fuori dalla strada e dal quartiere, fuori dal suo piccolo mondo, e forse fuori da questo pianeta martoriato dalle differenze sociali, dalle ingiustizie, dalla crisi ecologica e dalla pandemia di cui sarebbe caduto vittima; sognando un cambiamento, magari una rivoluzione, o forse solo un miglioramento dell’uomo”. Queste le parole che Alessandra Calanchi sceglie per ricordare il suo carissimo amico e collega Sergio Guerra a quasi un anno dalla sua scomparsa. Sono parole semplici, ispirate a un tema che lo stesso Sergio Guerra aveva scritto da ragazzino, quando ancora aveva tutta la sua vita davanti. Ma sono anche parole che colpiscono nel segno, sintetizzando perfettamente lo spirito e la personalità di Sergio Guerra, un uomo di grande umanità e intelletto, prima che professore, compositore e musicista.
    Nel volume Cultura Futura, le curatrici Alessandra Calanchi e Ya Fang Chang condensano a pieno lo sguardo lucido di Sergio Guerra, uno sguardo in grado di mettere in discussione personaggi e tendenze del nostro tempo e di restituire una visione “poliedrica e polifonica” della realtà. Tra le righe di questo volume, che raccoglie gran parte della produzione saggistica del fu professore, è possibile cogliere lo spirito cosmopolita, multiculturale e multimediale di Sergio Guerra ma anche la sua grande cultura mai ostentata e la sua chiarezza espositiva. Inoltre va ricordato che Sergio Guerra non è stato solamente uno stimato docente “pop” che, tra le tante cose, ha saputo costruire ponti – e non muri – con i suoi studi culturali, ma è stato anche un collega per molti, un amico per altri e un membro della “famiglia” per Ya-Fang Chang che, in diretta dallo studio del professore, lo richiama alla memoria con un racconto personale, suscitando profonda commozione da parte di chi ha avuto il piacere di conoscerlo.

  4. Elisa Mosconi

    Scrivo questo commento in punta di piedi, data la delicatezza dell’argomento trattato e il rispetto che merita. Caduto vittima di questa terribile pandemia il 30 marzo 2020, il Professor Guerra continua a vivere nei ricordi, nei cuori e nella memoria di tutti coloro che hanno avuto l’onore di conoscerlo; e questa collana di saggi ne è la prova tangibile. Tramite le meravigliose parole usate per descrivere il Professor Guerra durante la presentazione del volume Cultura Futura è stata data l’immagine di uno spirito internazionale, multiculturale, interdisciplinare, modesto, dal cosmopolitismo planetario, che è riuscito a unire tutti in una sorta di convivenza ideale.
    Gli studi culturali sono stati il filo conduttore che ha unito e legato per sempre questo poliedrico professore di letteratura inglese con l’anima da musicista alle sue colleghe che con tanto amore e con non poca fatica hanno deciso di onorare la sua memoria e il suo sapere. Gli stessi studi culturali hanno inoltre avuto e continueranno ad avere la funzione di un ponte su cui far passare le proprie conoscenze per trasmetterle agli studenti desiderosi di imparare. Penso che la condivisione della conoscenza sia una forza molto potente in grado di far crescere e migliorare non solo noi stessi ma anche gli altri. Purtroppo, non ho avuto la fortuna di conoscere il professor Guerra di persona ma grazie ai vostri ricordi avete fatto sì che una piccola parte del suo grande e umile sapere e della sua bella persona siano arrivate anche a me, e di questo sono grata.

  5. Silvia Marconi

    In una toccante intervista con Aras Edizioni, le professoresse Alessandra Calanchi, Ya-fang Chang – curatrici del libro “Cultura Futura, saggi di Sergio Guerra (2003-2020)” – e Anna Maria Medici raccontano come le loro vite, private e professionali, si siano incrociate con quella di Sergio e di come sia nata l’idea di pubblicare tutti i suoi saggi in un libro unico. Le loro voci sono rotte dalla commozione mentre ricordano il professor Guerra come uno dei componenti della propria commissione di laurea o come un raggio di sole nei primi giorni di lavoro all’Università, come un amico con cui si condivideva il viaggio in autobus fino alla facoltà o con cui si divideva lo studio.
    Alessandra Calanchi non nasconde le difficoltà che sono sorte durante la stesura del libro: i saggi non erano omogenei nella forma e nel contenuto e non è stato semplice unirli in un unico documento. Ma la difficoltà maggiore risiedeva nella gestione delle emozioni, che riaffioravano mentre si tenevano fra le mani gli scritti del caro collega, tra i quali spicca un tema scolastico, scritto a mano da un giovanissimo Sergio nel 1966. Il suo ricordo e la sua presenza sono tangibili. Anna Maria Medici ha presentato il collega elogiando la sua essenza di portatore della cultura dell’umano e illustrando l’amore spassionato che il collega metteva nello studio dei rapporti interculturali, in particolare con quelli più critici, ma più necessari, con il mondo afro-asiatico. Lo fa con un rigore accademico che lascia il posto allo scaturire dell’emozione quando prende la parola la collega Ya-Fang Chang: seduta nello studio di Guerra, trattiene a stento le lacrime mentre parla del collega che le raccontava i suoi progetti e le sue ricerche.
    Con Sergio Guerra se ne è andata una parte della Scuola di Lingue e dell’Università di Urbino. Il suo vuoto è incolmabile, ma in sua memoria rimarranno il Fondo Sergio Guerra, che contiene gran parte dei suoi libri donate dagli eredi alla biblioteca di Ateneo; la Summer School in Studi Culturali, che da quest’anno porta il suo nome; e una collana di libri editi da Aras Editore, Rewind, anch’essa da quest’anno dedicata alla sua memoria. In questo modo, Sergio non se ne sarà andato, ma sarà presente nel quotidiano dell’università, sia dei colleghi sia degli studenti.

  6. Giulia Mandolini

    Cultura Futura è l’ottavo volume della collana Rewind – Studi culturali britannici e angloamericani e costituisce una selezione di saggi che coprono un arco temporale che va dal 2003 al 2020, tutti frutto del grande lavoro del professor Sergio Guerra, il quale ci ha sfortunatamente lasciati quasi un anno fa. I saggi permetteranno ai lettori di viaggiare, non solo nel tempo, ma anche fra gli argomenti più disparati: tra le pagine si parla di Sherlock Holmes, della Brexit, ma anche degli autori della “diaspora”, figli di emigrati dall’Oriente e ora scrittori britannici a tutti gli effetti. Tuttavia, Cultura Futura è molto più di un semplice libro: rappresenta infatti un esempio tangibile del segno che Sergio Guerra è stato capace di lasciare nelle vite di tutte quelle persone che hanno avuto la fortuna di conoscerlo. Io in prima persona ho avuto l’opportunità di poter partecipare a una sua lezione sul festival di Woodstock e accogliere, seppur in minima parte, un po’ del suo sapere.
    L’aspetto che più colpisce è vedere come la straordinaria passione del professore non si sia esaurita con la sua scomparsa, ma come essa continui a vivere e a diffondersi attraverso tutte le persone che lo hanno incontrato e che sono state travolte dalla sua immensa conoscenza. Sono dell’idea che ciò che Sergio Guerra ci ha lasciato sia molto più di quello che si è portato via, tanto era forte la voglia di condividere con gli altri la sua cultura e le sue esperienze. E questo libro è solo una delle infinite dimostrazioni.

  7. Ilaria Giorgetti

    Nella stranissima situazione che stiamo vivendo forse stiamo facendo un po’ l’orecchio al fatto che la morte sia un avvenimento imprescindibile della vita e che la sua prevedibilità non è poi così scontata; dico forse perché credo che questo accada almeno fino a quando la cosa non ci riguarda personalmente o comunque da vicino. Come è stato detto all’evento, ciò che rimane è il lavoro di chi non c’è più, il frutto di impegno, dedizione e passione per quello che si sta creando; pertanto ritengo che la cosa più bella che i “restanti” possano fare è proprio ricordare, andare oltre al dolore, rendere questa perdita un lutto costruttivo e far sì che il maggior numero di persone possa usufruire del lavoro devoto della persona cara.
    È proprio quello che credo Alessandra Calanchi e Ya-Fang Chang abbiano voluto fare; nell’ascoltarle si può percepire chiaramente la loro emozione nel portare avanti e diffondere il lavoro del loro caro amico Sergio Guerra che descrivono con una carrellata di aggettivi che ne risaltano proprio la vivacità, l’entusiasmo, lo spessore e la modestia tanto che riescono a trasmetterci il rimpianto di non aver incrociato la nostra strada con quella di questa grande persona. Per quanto mi riguarda, purtroppo, faccio parte di quella fetta di persone che non hanno avuto l’occasione di essere travolta dal suo spirito interculturale e collaborativo, ma sono sicura che i suoi insegnamenti non andranno certamente perduti.

  8. Giulia Belli

    Cultura Futura. Saggi 2003-2020 è stato presentato il 25 marzo in diretta Facebook nel corso di un incontro organizzato da Aras Edizioni per ricordare il suo autore, Sergio Guerra, professore dell’Università di Urbino, scomparso esattamente un anno fa a causa del coronavirus. Un evento che, probabilmente, se non ci fossimo trovati in questa tragica situazione pandemica, si sarebbe svolto in un luogo diverso: un luogo che avrebbe potuto accogliere fisicamente tutti i parenti, amici e colleghi del professore che con un gesto, un abbraccio o uno sguardo di conforto si sarebbero fatti forza a vicenda. Sebbene questo non sia stato possibile, grazie alle commuoventi parole e agli occhi lucidi delle presentatrici (le docenti Alessandra Calanchi, Ya-Fang Chang e Anna Maria Medici) e grazie agli affettuosi commenti dei suoi studenti e conoscenti, è riuscito ad arrivare anche attraverso gli schermi dei nostri computer un calore umano incredibile che ha commosso tutti noi, compreso chi, come me, non ha avuto l’onore di conoscerlo personalmente.
    Utilizzare l’arte, in questo caso la scrittura, per ricordare chi non è più tra di noi credo sia un gesto di grande generosità perché, se è vero che ogni persona a noi cara continua a vivere dentro di noi, è anche vero che poter leggere dei saggi e delle parole che sono state scritte o pronunciate da Guerra aiuta a mantenere vivo il suo ricordo, a farlo conoscerlo a chi non ne ha avuto l’opportunità, a tramandare la sua saggezza e, come ha detto la professoressa Calanchi, a elaborare il lutto in maniera costruttiva. Questo libro, con il suo titolo Cultura Futura che illumina proprio su quanto la cultura sia un fattore determinante non solo per il nostro passato ma soprattutto per il nostro futuro, raccoglie diversi saggi che hanno come filo conduttore l’ambito degli studi culturali. Un campo di studi e ricerche che è una continua fonte di arricchimento e crescita per ognuno di noi. Infatti, sono dell’idea che siano studi di questo tipo a rappresentare l’arma vincente per combattere contro nemici dannosi, quali stereotipi, pregiudizi e discriminazioni razziali.
    Ciò che mi ha profondamente colpito di questa raccolta è la presenza al suo interno di un tema scolastico del 1966 scritto da un Sergio Guerra ancora ragazzino. Ritengo, infatti, che questo sia un elemento di grande valore in quanto dà ai lettori la possibilità di comprendere meglio l’autore, di conoscere le sue diverse sfaccettature e la sua crescita personale e professionale, e di leggere le parole di quel bambino che poteva permettersi ancora il lusso di essere senza quei filtri che invece ci accompagnano per tutta l’età adulta. E’ stato davvero piacevole conoscere una persona che si è battuta per far comprendere quanto ognuno di noi abbia il diritto e il dovere di sentirsi cittadino del mondo e abbia la libertà di scegliere il proprio posto senza nessun tipo di vincolo.

  9. Giorgia Sottili

    Non ho mai avuto l’onore di conoscere di persona il Professor Sergio Guerra, ma nonostante la mia strada non si sia mai incrociata con la sua, l’incontro virtuale di ieri è stato così profondo che commuoversi non è stato per niente difficile. Il professore è stato descritto dalla sua collega Anna Maria Medici come “portatore di una funzione culturale”, come “capace di concepirsi contemporaneamente in mille posti diversi”. Pare sapesse vivere, e con i suoi saggi anche raccontare, un’esperienza culturale nel senso più profondo del termine. Sergio, continua la Medici, “aveva scelto le sue radici”, perché, come ci ricordano le curatrici del volume, lui era un vero cittadino del mondo: aveva lasciato l’Italia da giovane adolescente, poi viaggiato in America, Europa e Australia, e infine tornato a Pesaro.
    Ma pare che le culture (e sottolineo il plurale), l’internazionalità e il cosmopolitismo non fossero le sue uniche passioni. Come ci ricorda Ya-Fang Chang, che non riesce proprio a trattenere le lacrime durante il suo intervento, Sergio era un grande esperto anche di musica e cinema, tanto da avere tantissime versioni e edizioni diverse di ogni film che conservava nei suoi scaffali con enorme cura. Quindi, forse, parlare di interculturalità, cosmopolitismo, musica e cinema, potrebbe quasi essere riduttivo. La verità, come ci ricorda Alessandra Calanchi, è che lui era un vero esperto nel campo degli Studi Culturali, i quali si interfacciano con i più svariati temi.
    A quanto pare, Guerra ha sempre concepito gli Studi Culturali come qualcosa che possa unire, mai dividere, e citando la Calanchi, ricorderei una bellissima frase detta a questo proposito: “per lui non esistevano muri, solo ponti”. Fa davvero riflettere, per dei ragazzi giovani come noi, quello che era il suo modo di vivere e il potere che il professor Guerra attribuiva alla cultura. Sì, un vero e proprio potere quello culturale, che ci permette di pensare, valutare, concepire differenze, e anche contestare. Nutro la grande speranza che tutti noi possiamo trarre grande insegnamento dalla persona che Sergio era e dal modo, pacifico e innamorato, in cui riusciva a vedere il mondo.

Solamente clienti che hanno effettuato l'accesso ed hanno acquistato questo prodotto possono lasciare una recensione.