
La tassonomica dei mirabili
La tassonomica dei mirabili è una serie di 16 racconti di genere squisitamente “letterario” tra narrativa fantastica (sono nell’aria il Borges della Storia universale dell’infamia e il Bolaño de La letteratura nazista in America) e quella saggistica dal sapore arcaico e barocco.
Nello spirito di Athanasius Kircher.
Vite surreali, bizzarre, improbabili, quando non eventi minimi, minuscoli, di uomini e donne (ma anche animali, navi da guerra…). Comuni e immaginari, che si sono distinti dalla moltitudine e smarcati dall’anonimato per i motivi più eccentrici.
Soggetti prodigiosi, eccezionali, mirabili per l’appunto, secondo la concezione dei medievali mirabilia.
La scrittura di Ciacci deve ai Dossi, agli Imbriani, ai Gadda, ai D’Arrigo, dove sperimentalismo e linguaggio ricercato, reinventato estrosamente e arricchito di neologismi, divengono la cifra stilistica di tutto il libro.
Una narrativa che sembra uscita da un Plutarco folle, esilarante e postmoderno.
Prefazione di Diana Sinigaglia
“Dentro Ciacci ci sono i Monty Python, c’è Woody, c’è Noel Coward (…) in lui si agita anche un qualcosa di Achille Campanile, un che di Marcello Marchesi, un po’ di Ennio Flaiano. E non parlo solo della scrittura, dello stile di Ciacci. Dico che Alessandro Ciacci pare immaginato da Campanile, scritto da Marchesi e fatto agire da Flaiano.”
(Paolo Cananzi, autore televisivo, sceneggiatore)