‘Amelia Rosselli’ su Il fatto Quotidiano

Amelia Rosselli  di Giuseppe Garrera e Sebastiano Triulzi su Il Fatto Quotidiano recensito da Massimo Novelli.

Di fascismo si muore anche dopo il regime: il trauma indelebile della poetessa Rosselli

Un suicidio “politico” annunciato

  • Il Fatto Quotidiano, 29 May 2022, Massimo Novelli

La vita lacerata di Amelia Rosselli (1930-1996), la sua malattia nervosa, è stata quella di una donna segnata da un’infanzia traumatica, culminata negli omicidi del padre Carlo e dello zio Nello? O invece le lacerazioni, i traumi, si sommarono alla consapevolezza di una donna e di una poetessa che aveva compreso la sostanziale contiguità dell’italia fascista con quella nata dalla Resistenza, del riciclaggio negli apparati dello Stato democratico di decine e decine di fascisti?

È BASATO su quest’ultimo assunto, lo stesso cui era giunto Pier Pasolini, amico di Amelia, il saggio di Giuseppe Garrera e Sebastiano Triulzi: Amelia Rosselli. I lustrascarpe (Aras). I due autori evidenziano che “sia la poesia sia la follia di Amelia Rosselli dimorano dunque nella Storia. Questo è un punto fondamentale per chiunque voglia leggere e capire la sua opera”. La “sua malattia”, insomma, “non è un fatto privato: i fatti personali, tutta la sua eredità e la sua genealogia dimorano nella Storia”.

C’è una data, scrivono Garrera e Triulzi, che marchia l’esistenza di Amelia: è il 1949. Era rientrata a Firenze per le vacanze estive in quell’anno, “dopo la morte della madre, il 13 ottobre, e la scandalosa sentenza di assoluzione in via definitiva degli assassini del padre Carlo da parte della Corte d’assise di Perugia il 14 ottobre”, ed era “decisa a quel punto a rimanere in Italia”. La data del 1949 “sancisce la liquidazione dei possibili responsabili e l’unione tra l’italia e gli assassini fascisti: coloro che non vengono amnistiati riescono a scappare e poi a rientrare, è il caso di Filippo Anfuso, indicato insieme a Galeazzo Ciano quale mandante del delitto Rosselli, che aspetta d’essere assolto dal tribunale di Perugia dopo la condanna in prima istanza, per tornare in Italia ed essere eletto deputato nel 1953 nelle file del Movimento sociale”.

La percezione che “Amelia Rosselli ha del mondo e di questa mascherata la fa letteralmente impazzire (e, appunto, ‘È la giustizia un caso di coscienza?’). Hanno cercato di sporcare l’immagine del padre, mandanti e assassini la stanno facendo franca, se ne vanno in giro, lei si ritrova in un sistema che è partecipe e omertoso e che opera l’accomodamento e dove tutti fanno finta di niente e che nulla è più come prima, il passato ce lo si può lasciare alle spalle. Quando torna in Italia, il suo passato invece è tutto presenza e già si infutura in insulto e oltraggio permanente. Dove sono gli assassini e i colpevoli? Che cosa è successo?”.

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