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Edmond Jabès. La dimora e il libro

15.00  12.75 

Di Gabriel Bounoure
A cura di Katia Migliori
anno 2016
#2 Per la critica. La voce e la scrittura 
142 pp.
ISBN 9788898615988

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IL LIBRO

Secondo numero della collana “Per la Critica. La voce e la scrittura” fondata e diretta da Katia Migliori, docente di Storia della Critica e Retorica all’Università degli Studi di Urbino, è un raro testo di Gabriel Bounoure, saggista tra i più raffinati del secondo Novecento francese, dal titolo “Edmond Jabès, la dimora e il libro”, traduzione, conversazione inedita e nota critica della stessa Katia Migliori. Il libro ridisegna, attraverso lettere e appunti del critico Bounoure a Jabès, scrittore e poeta tra i più liberi e autentici della letteratura francese del nostro Novecento – come a suo tempo ebbe a dire Carlo Bo – il laboratorio poetico dello scrittore ebreo, l’esperienza della sua scrittura, la violenza del suo sradicamento dal deserto, la condizione del palestinese, nomade, senza patria, esiliato dallo stesso esilio. Tutti temi, purtroppo, che debbono indurci a riflettere sulla violenza della storia, che si ripete, a danno dei più deboli ed indifesi.

“Jabès scrittore e poeta tra i più liberi e autentici della letteratura francese del nostro Novecento. Testimone ma mai giudice della naturale catastrofe dell’uomo, lavora per un recupero: non per ‘creare’ secondo la leggenda antica ma per tenere accesa la luce della nostra coscienza: così forte e così umiliata.” (Carlo Bo)

“Che cosa significa appartenenza? La ‘Narrazione’ in Jabès è ‘tradizione’, è lingua di una appartenenza e, la ‘domanda’ come interrogazione è il trasferimento del nomadismo nella scrittura…” (Gianni Scalia)

“Tutti i razzismi nascono dal misconoscimento dello straniero che ciascuno è a se stesso. Jabès, ebreo senza religione e senza comunità, sente con angoscia la condizione del palestinese, nomade, senza patria, esiliato dallo stesso esilio.” (Antonio Prete)

Indice

L'AUTORE E LA CURATRICE

Gabriel Bounoure, nato a Thiers nel 1886, muore nel suo ritiro bretone a Lesconil nel 1969. Resta uno dei più notevoli “passeur” tra la poesia orientale e la letteratura francese. Profondo confidente di spiriti anche diversi per natura letteraria come Jean Jouve, Char, Statié, Blanchot, Derrida, Massignon. Pubblica, tra i numerosi saggi critici sui poeti, per sua volontà e con estrema difficoltà un unico libro “Marelles sur le parvis” (1958), sollecitato da Cioran, nella collana da lui diretta “Cheminement”.

 
 

Katia Migliori è la curatrice di questo volume. La sua esperienza formativa ha radici urbinati, dove ha fondato la cattedra di Retorica svolgendone la docenza per lungo tempo insieme all’insegnamento di Storia della Critica e Semiotica della Moda. La Scuola bolognese officinesca ha di seguito affermato il suo percorso insieme a presenze essenziali nei propri studi come Pasolini, Scalia, Romanò, Roversi. Sul versante francese, l’incontro con Edmond Jabès, tra i più grandi poeti francesi, ne ha completato l’esperienza di studiosa e critica letteraria militante fuori dalle regole accademiche e convenzioni ufficiali.
Psicoterapeuta ad orientamento junghiano, il suo interesse è interamente dedicato, negli ultimi tempi, a favorire gli studi della ‘meglio gioventù’ attorno alla figura e all’opera del Poeta Mario Luzi. Tra i numerosi interventi scritti si citano “Officina”, “Lengua”, “Jabès”, “Le Dilettante”, “il Diario aperto chiuso di Carlo Bo”.

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